L’imprenditore che vorrei.

Tempo di lettura: 2 min

Una piccola riflessione tra management e ispirazioni, con qualche licenza poetica, per dare speranza e forma al nuovo panorama imprenditoriale di cui il mercato avrà bisogno.
In questo articolo troverai:

Non ho mai riflettuto tanto come in questo periodo sul ruolo dell’imprenditore. 

Ho pensato ai verbi che vi associavo: organizzare, pazientare, attivare, sostenere, visualizzare, azionare, supportare, studiare, inventare e aiutare. 

Abbiamo sviluppato con alcuni clienti fasi e processi di formazione approfittando del fermo imposto dallo Stato, con alcuni abbiamo programmato attività che partiranno ad un anno, con altri abbiamo accelerato la realizzazione di portali di online commerce e con altri abbiamo affiancato la parte legal per co-creare piani per la sopravvivenza. 

Tutti questi verbi, tutte queste aziende, tutte queste facce e un saliscendi di attività mai viste prime. 

Provo una sorta di eccitazione spasmodica come consulente in questo periodo che si mescola a un senso di colpa per non soffrire forse quanto dovrei per le contingenze. 

Il tema è che personalmente sono fatta per sopravvivere alle incertezze; il caos di questo momento per me è un foglio bianco di nuove dinamiche che si possono scrivere. 

E’ avventura e strategia e pianificazione e occasione. 

Questo è quello che cerco, che cerchiamo, di trasmettere ai nostri clienti: prospettiva entusiasmante.

E’ difficile? Sì. 

E’ fattibile? Forse.

E’ attuabile? Imperativo. 

Ho avuto un cedimento circa due settimane fa, un momento in cui ho avuto paura ed è stato salvifico. Ho spurgato l’incertezza e mi sono detta che eravamo i primi a dover dare il buon esempio, a dover confortare, guidare e spronare chi ci aveva dato fiducia. 

In Veneto c’è un adagio diffuso che recita più o meno così “testa bassa e lavorare” e che ti si diffonde nelle cellule come se fosse un pezzo di RNA. 

Non l’ho mai amato particolarmente perché, da bambina, mi immaginavo qualcuno che non vedeva mai dove stava andando, che si fissava su un punto perdendosi l’insieme.

Crescendo ho cercato di allontanarmi quanto più possibile da questo approccio e va detto che rinnegare parte di chi sei è come una discesa agli inferi: un bagno di sensi di colpa.

Perchè mi sono fermata su questo inciso? 

Perché adesso quel punto su cui si fissava lo sguardo non esiste più. 

I confini del mercato, delle dinamiche di scambio e delle allocazioni di beni e di investimenti si sono rivoluzionate. 

Ora è il momento di alzare la testa e di osare, riflettere e visualizzare. 

Le rivoluzioni creano neologismi, le crisi creano opportunità. 

L’imprenditore che vorrei essere, consigliare, affiancare e diventare è quello che sale su queste montagne russe e con coraggio e umiltà guarda dove non ha guardato mai. 

Non andrà tutto bene, andrà sempre meglio. 

Ad majora. Noi siamo qui. 

Betta

Vuoi ricevere le novità del nostro blog in anteprima?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER:

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e la Privacy Policy e Terms of Service di Google.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

LASCIA UN COMMENTO: